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Le migrazioni allargano il concetto di patria oltre i confini materiali, facendo patria dell’uomo il mondo.
(Scalabrini,
1899) |
“LE SUORE SCALABRINIANE CI AIUTANO A GUARDARE CON
OCCHIO PASTORALE LE PERSONE COINVOLTE NELLA MOBILITÀ”.
Così si è espresso il vescovo che ha accolto le Suore Scalabriniane, giunte
nell’Archidiocesi (oggi Diocesi) di Santo Domingo per dare inizio alla Pastorale
della Mobilità Umana nella zona di San Pedro de Macoris.
Questa Missione è iniziata con la benedizione di Dio, in quanto le Suore, nel
farsi “migranti con i migranti”, non solo sono emigrate in un paese straniero,
ma sono pure state costrette, per otto mesi interi, a vivere in casa d’altri,
nell’attesa di trovare una abitazione dove disfare le valigie e iniziare la loro
attività missionaria.
Esse hanno però saputo approfittare di questa realtà dura e piuttosto difficile
per rafforzare sia la perseveranza personale che la tenacità a favore di una
missione quanto mai urgente in questa realtà caratterizzata dall’immigrazione
haitiana, attratta dalla speranza di trovare un’occupazione nelle piantagioni di
canna da zucchero, dalla emigrazione verso gli Stati Uniti e l’Europa e
dall’intenso turismo.
Il lavoro pastorale è iniziato tra gli immigrati haitiani poiché si rivelavano i
più bisognosi. Dopo vari contatti con la popolazione e le istituzioni
interessate a questi, le Suore si sono impegnate a loro favore soprattutto
nell’assistenza ai malati, nella catechesi, nella registrazione dei bambini,
nella documentazione degli adulti, nell’organizzazione delle comunità e nelle
celebrazioni liturgiche.
Il tempo si è incaricato di mostrare che, oltre al lavoro diretto, era pure
necessario prodigarsi affinché “i braccanti haitiani, negri, sporchi e
miserevoli” fossero riconosciuti e guidati pastoralmente come immigrati e quindi
come appartenenti al gruppo in cui Gesù si manifesta come forestiero.
Per raggiungere tale obiettivo, è stato necessario insegnare con l’esempio a
riconoscere, amare e servire Gesù nella persona dell’immigrato e a prendersi
carico delle sue maggiori difficoltà: malattie, mancanza di documenti,
sfruttamente sul lavoro e disprezzo, e altro ancora.
Manca purtroppo ancora un lavoro parallelo con il popolo dominicano per portarlo
a leggere con occhio di fede la presenza degli immigrati haitiani.
La formazione di agenti pastorali per questa area di servizio nella Chiesa ha
fatto fare passi più significativi. La presenza di una Suora nell’Istituto
Nazionale di Pastorale ha reso possibile risvegliare la coscienza tra i Vicari
della Pastorale di tutte le Diocesi, così da aiutarli a vedere la necessità di
completare il quadro della Pastorale nel suo contesto generale con l’attenzione
alla realtà della Mobilità Umana ancora totalmente sconosciuta.
Benché lentamente, le Suore hanno visto fruttuose la loro presenza e la loro
azione tanto che la Conferenza è arrivata a creare la Pastorale della Mobilità
Umana, nominando anche un Vescovo per presiederla e una Suora Scalabriniana come
segretaria esecutiva.
Dopo 10 anni di lavoro praticamente nell’anonimato, i Vescovi hanno capito che
la cura pastorale alle diverse categorie di mobilità - migranti, turisti e
marinai- che caratterizzano questo paese, è un comando della Chiesa Universale,
attraverso il Pontificio Consiglio della Pastorale dei Migranti e Itineranti
della Conferenza Episcopale Latino-Americana - Celam - e il Segretariato della
Pastorale della Mobilità Umana – SEPMOV. Significativo il ruolo del SEPMOV sia
perché ha voluto le Suore Scalabriniane ad iniziare e ad accompagnare questa
Pastorale nella Chiesa Dominicana, sia perché ha sostenuto tutte le attività
delle medesime e della Commissione Nazionale della Pastorale della Mobilità
Umana, dopo la sua costituzione.
Attualmente la Pastorale della Mobilità Umana è riconosciuta in tutte le Diocesi
ed è inclusa nel Piano Pastorale di ognuna di esse, come pure nel Piano
Pastorale Nazionale.
Le Suore Scalabriniane sono identificate, proprio a partire dalla loro azione
missionaria, come “Suore dei Migranti” o come “Suore della Mobilità”.
Una delle sfide attuali della Pastorale della Mobilità Umana è quella
dell’emigrazione dominicana, specialmente per quanto concerne la donna, che è
spesso coinvolta nel traffico della prostituzione. È questa una realtà in
continuo aumento che invoca implicitamente l’intervento del Cielo e che
richiede, per essere estirpata dal paese, l’unione degli sforzi di tutte le
istituzioni civili e delle diverse Chiese.
Il turismo, pur essendo una fonte di rendita molto significativa e un
interscambio culturale apprezzabile, non cessa di essere una grande
preoccupazione pastorale perché è un’autentica minaccia ai valori umani e
cristiani del popolo dominicano.
(Suor Albertina Pauletti, mscs)
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